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sabato 24 gennaio 2009

Social Distortion - Mommy's Little Monster (1983)


Anno: 1983

Etichetta: 13th Floor Records (original), Triple X (1989), Time Bomb Recordings (1995)

Tracklist:
The Creeps
Another State Of Mind
It W asn’t A Pretty Picture
Telling Them
Hour Of Darkness
Mommy’s Little Monster
Anti-Fashion
All The Answers
Moral Threat

I Social Distortion ed il loro "Mommy's Little Monster" sono stati semplicemente seminali per:
1. l'hardcore (che in quegli anni si stava affermando).
2. il superamento dell'hardcore (che in quegli anni già si stava bruciando) verso forme più melodiche e contaminate (vedi hardcore melodico anni 80 e 90, e tutto il punk revival) fino ai loro diretti discendenti, gli Avail.
3. il rock "alternativo", dai Motorpsycho ai Meat Puppets ai Pixies.
Il motivo di tanta importanza sta più che nei temi (che sono quelli tipici del movimento punk e hardcore), nella personalissima rilettura del punk rock data dal frontman chitarrista solista e cantante Mike Ness, ossia il prototipo di punkabbestia trapiantato negli usa... e con la parola "trapiantato" intendo dire che non si tratta di un semplice punk-punkabbestia (dentro e fuori da prigione, sbronzo, tossico, ecc.), lui era molto di più: la americanizzazione del prototipo punk, per via della sua autentica passione per il background rock americano (dal country a tutto il resto) che sarà il discriminante che darà quel valore aggiunto al suo punk rock.
Il sound dei SD non è inedito e non viene fuori dal nulla; esso trova il suo precedente storico nella genialità degli X, che comunque appartenevano a una linea di confine attorno dal movimento punk (ma certamente estranei all'hardcore); i SD invece sono assolutamente una hardcore band, la loro musica è oscura e pesante, e in questo esordio è particolarmente grezza (anche se nulla è lasciato al caso, e tutto è assolutamente professionale), a tratti quasi macabra (continue sono le allusioni all'idea della morte e al suicidio, a partire dalla coperina); anche per questo, oltre al fattore prettamente musicale, collegherei i SD all'esperienza Misfits, tra il punk e il proto hardcore, che viene quindi superata anche sulla strada della melodia e della contaminazione (che vedrà invece i Misfits avvicinarsi al metal). A tutto questo i SD aggiungono una bella dose di hard rock, dalla furia degli MC5 ai Clash di "Give Em Enough Rope" (dai quali viene praticamente presa tutta la ritmica, e si sente specialmente nei bridge), senza disdegnare mai la ricerca della vena melodica, e quindi del bel refrain ad effetto, talvolta corale, talvolta sloganistico. Inusuali in ambito HC, gli assoli di chitarra di Ness (relativamente lunghi), rubacchiati e rielaborati da esperienze elettriche americane tra 60 e 70, presenti praticamente ovunque, insime ad un inconsueto organo in qualche brano e persino influenze surf (Mommy's Little Monster) e rockabilly (It Wasn't a pretty picture), ma le cose migliori sono i 2 estremi opposti: il terremoto hardcore/hardrock ultraristretto e condensato in due taglientissimi minuti di The Creeps ed Anti-Fashion, frutto indiretto della musica dei Sonics, ed i 5 minuti abbondanti della conclusiva Moral Threat, piena di rallentamenti, jam acide, crescendo elettrici e sfumati capovolgimenti ritmici."Mommy's.." è un concept, probabilmente il primo concept punk (e uno dei pochi) insieme "Zen Arcade" (anche esso del 1983); esso consiste in una serie di episodi in un'unica cornice, che è a metà tra il picaresco e l'epopea punk dell'individuo nella sua avventura per liberare se stesso, in un eterno conflitto con le autorità. Tutto ha una portata estremamente adolescenziale, abbastanza ingenua, ma probabilmente tutto questo non è casuale, visto che l' ingenuità deve essere uno dei caratteri-base di qualsiasi disco che sia in relazione col mondo punk.
Casino, niente scuola, niente lavoro, nessuna regola, capelli blù, disprezzo verso le autorità di ogni tipo e verso tutto ciò che le circonda. Queste sono le tematiche della titletrack e il filo conduttore dell'intero disco, che di tanto in tanto lascia trapelare qualche concessione ai sentimenti (Another State Of Mind). L'elemento "avventuroso" è tipico di questa narrazione punkettona, che descrive con marziale semplicità delle scene da strada: suicidi, storie di droga, assassini (It Wasn't A Pretty Picture). Il nocciolo della natura anarcoide del picaro punk sta nel suo rapporto con la società, ossia la sua a-socialità / anti-socialità, quindi un rapporto di odio scambievole ben rappresentato dalla azione-reazione del ragazzo che sfascia il vetro e che poi si becca una serie di calci in culo (Telling them) e da questi versi: I'll do it my way, I'll always win / When the sun goes down I'm ready to play /It doesn't matter what anybody says. Sempre dal rapporto conflittuale con la società e con la massa (nonchè con tutte le autorità costituite, anche autorità culturali o di "costume") nasce l'accusa anti-modaiola rappresentata anche essa con grande capacità di sintesi "You are so plastic you could be a Barbie Doll / You walk you talk just like them all" (Anti-Fashion). Poi i toni si fanno tragici in Moral Treat, che coniuga il tema dell'abuso del potere poliziesco e dell'inefficacia del sistema giudiziario al dramma personale ed al ricatto morale dell'oppressione autoritaria, che conduce al suicidio il protagonista. Troviamo toni epici invece in All The Answers (che è un inno da scontro generazionale):

You won't see these kids in heaven
Colored hair and funny clothes
They are the menace of today
And they won't listen to what you say
But don't forget that they're your future
They're loud, they're obnoxious and proud
They are conscious
But don't forget that they're your future
They're loud, they're obnoxious they're proud
They are conscious
But don't forget that they're your future
These kids are accused for all the violence
You can't even keep them silent
You thought you had all the answers
You won't be able to make them pay
Cause they're not gonna fade away

Sicuramente è una forzatura fare una "analisi" ad un disco del genere, e quindi intellettualizzarlo, visto che qua si tratte dell'anti-intellettualismo per eccellenza; "spiegare" un disco punk è come tenere un puma in cattività. Però chiedo scusa a voi e a tutti i soggetti coinvolti; con queste mie poche righe volevo solo darvi una dritta, un consiglio per i vostri ascolti, o anche (nel caso sia un album a voi noto) una dritta nella quale vi illustro la mia personalissima chiave di lettura di quello che "Mommy's..." è stato.
Se volete una descrizione più onesta e fedele del disco, allora lasciate stare il linguaggio verbale: ciò che conta è l'esperienza (è questo forse il messaggio ultimo che Ness voleva lasciare... e non solo Ness, ma tutto il rock, da "Are You Experienced" in poi), quindi se volete immedesimarvi nello spirito del disco dovete solo tornare a casa ubriachi e vomitare su un tappeto, o al massimo, se non avete tappeti, potete scappare di casa... se invece vivete già da soli, allora avete un buon motivo per tornare a casa dei vostri genitori (dite loro di preparare il tappeto).

John

sabato 17 gennaio 2009

Bad Religion - No Control (1989)


Anno: 1989

Etichetta: Epitaph

Tracklist:
1. Change of ideas
2. Big bang
3. No control
4. Sometimes I feel like
5. Automatic man
6. I want to conquer the world
7. Sanity
8. Henchman
9. It must look pretty appealing
10. You
11. Progress
12. I want something more
13. Anxiety
14. Billy
15. The world won’t stop

Siamo a fine anni ’80 e nell’arco di 24 mesi i Bad Religion definiscono definitivamente i canoni di quel genere che negli anni a venire prenderà il nome di hardcore melodico/californiano. Se Suffer dell’88 ebbe l’enorme pregio di rivitalizzare il SoCal punk, No Control ne definì i parametri e le linee guida.
In questo disco la line-up è di quelle extra lusso. Greg Graffin e le sue liriche sempre ficcanti e abrasive, ispirate da una cultura personale mostruosa che gli ha permesso di diventare plurilaureato professore di scienze umane ad UCLA. Mr.Brett Gurewitz, la leggenda del punk rock californiano, alla chitarra solista. Gli ex Circe Jerks e T.S.O.L Jay Bentley e Greg Hetson alla chitarra ritmica e basso. Pete Finestone dietro le pelli.
Con queste premesse le credenziali per un capolavoro ci sono tutte. E infatti i nostri non deludono. In 26 minuti (durata perfetta per un disco hardcore) riescono a concentrare le influenze di band come Descendents e Adolescents, rielaborandole in maniera personale e ricavandone un lavoro furente e sprizzante di rabbia da ogni singola traccia. Nell’economia di No Control un ruolo importante è svolto dai testi arguti di Greg Graffin, con le sue invettive rivolte verso la società contemporanea, la decadenza storica, il progresso esasperato e l’uomo macchina. Ce n’è per tutti, nessuno escluso.
Le prime sei tracce sono già entrate di diritto nella storia dell'hardcore. La ficcante Change Of Ideas apre le danze. Segue l’invocazione al Big Bang purificatore. No Control è il paradigma del Bad Religion pensiero a cavallo fra anni ’80-’90 e dell’impotenza dell’uomo nei confronti del Mondo che lo opprime:

If you came to conquer, you'll be king for a day,
But you too will deteriorate and quickly fade away.
And believe these words you hear when you think your path is clear...
We have no control. We do not understand.
We have no control, you are not in command.

Sometimes I Feel Like unisce un ritmo forsennato a suoni allucinanti, impossibile che non rimanga impressa nelle menti dell’ascoltatore sin dal primo ascolto. Automatic Man sputa in faccia ai supereroi di plastica che ci vengono propinati ogni giorno. I Want To Conquer The World propone invece un risanamento del corpo sociale mediante la creazione di una nuova religione e una nuova cultura.
Sono passati poco più di dieci minuti ma il punk rock non sarà mai più lo stesso, tutto è già stato scritto e detto come DEVE essere scritto e detto.
Sanity ci fa rifiatare prima dell’arrivo di Henchman col suo epico raddoppio centrale, questa è Musica di quelle con la M maiuscola. Da qua in poi il disco abbassa un poco il tiro, ma le perle non mancano, da You a The World Won’t Stop, passando attraverso i 47 secondi della scheggia I Want Something More e l’imponente Anxiety.
Quando il cd smette di girare si ha la consapevolezza di aver ascoltato qualcosa di grande, di importante, che ha segnato in maniera indelebile il suo decennio, oltre ad aver avuto un’influenza capitale sulle band a venire. I Maestri hanno colpito ancora, non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima.

Alessandro Sacchi =KG=

venerdì 16 gennaio 2009

Minor Threat - Complete Dischograpy (1988/2003)


Anno: 1988

Etichetta: Dischord

Tracklist:
1. "Filler" – 1:32
2. "I Don't Wanna Hear It" – 1:13
3. "Seeing Red" – 1:02
4. "Straight Edge" – 0:45
5. "Small Man, Big Mouth" – 0:55
6. "Screaming at a Wall" – 1:31
7. "Bottled Violence" – 0:53
8. "Minor Threat" – 1:27
9. "Stand Up" – 0:53
10. "12XU" – 1:03
11. "In My Eyes" – 2:49
12. "Out of Step (With the World)" – 1:16
13. "Guilty of Being White" – 1:18
14. "Steppin' Stone (Monkees Cover)" – 2:12
15. "Betray" – 3:02
16. "It Follows" – 1:50
17. "Think Again" – 2:18
18. "Look Back and Laugh" – 3:16
19. "Sob Story" – 1:50
20. "No Reason" – 1:57
21. "Little Friend" – 2:18
22. "Out of Step" – 1:20
23. "Cashing In" – 3:44
24. "Stumped" – 1:55
25. "Good Guys (Don't Wear White) (The Standells Cover)" – 2:14
26. "Salad Days" – 2:46

Pay no mind to us, we’re just a minor threat. Parlare di questo Complete Discography equivale a parlare della storia dei Minor Threat e parlare dei Minor Threat equivale a parlare della storia dell’hardcore. La band di Washington DC rappresenta uno dei rarissimi casi nella storia della musica in cui un singolo gruppo incarni in sé un intero movimento. Sì perché i Minor Threat sono l’hardcore. Non sono gli inventori di questo stile musicale, ma ne sono l’essenza, la furia, l’ideologia, le contraddizioni. Ian MacKaye, Lyle Preslar, Brian Baker, Jeff Nelson. Questa la formazione storica. Quattro adolescenti completamente diversi da quelli che dall’altra parte degli Stati Uniti stavano mettendo a ferro e fuoco la costa ovest, qui non troviamo né sbandati né poverelli senza tetto. Qui abbiamo quattro ragazzi della Washington bene, con una famiglia alle spalle e un tetto sulla testa. La differenza fra Los Angeles o San Francisco è sostanziale: essere hardcore sulla costa ovest significa essere degli sfigati, emarginati, perseguitati dalla polizia e dai compagni di scuola, esserlo nella Capitale significa essere tipi giusti, da rispettare e temere. E allora sotto a imitare Black Flag, Circle Jercks e compagnia: jeans, maglietta, anfibi, catene usate come cinture, pestaggi, intimidazione, aggressività.
Poi arriva anche la musica, e qua le cose iniziano cambiare. Sì può pensare di battere i propri maestri al loro stesso gioco? Si può guadagnare l’adorazione di un’intera scena prima ancora di aver pubblicato un misero EP? Può un uomo solo dare vita a uno stile di vita antitetico a quello proposto dalla scena musicale di provenienza e farlo sopravvivere per quasi trent’anni? Le risposte di Ian MacKaye e dei Minor Threat a queste domande sono tutte dei “sì” decisi.C’è un episodio che rende l’idea di cosa sia riuscita a diventare nell’arco di pochissimo tempo la band di Washington per la comunità hardcore. Poco tempo dopo la fondazione del gruppo i quattro ragazzini bianchi si trovavano a dover aprire un concerto per i grandi Circe Jercks, Ian quel giorno mise talmente tanta foga nel cantare Screaming At A Wall durante il soundcheck che finì per perdere la voce. Data cancellata? Niente affatto. Lyle sale sul palco davanti a un salone strapieno di gente e dice che Ian deve fare un annuncio. Nel frattempo il frontman si presenta sullo stage con un cartello recante tre parole “sono-senza-voce”, afferra il microfono e con l’ultimo filo di fiato sbraita "Guilty Of Being White". Da lì ha inizio il delirio. Ian mostra alla folla i fogli con alcune parole delle canzoni e i fan ricambiano cantando al posto suo tutte le canzoni ad un volume tale da coprire il suono degli strumenti. E pensare che fino a quel momento avevano pubblicato solo un piccolo demo distribuito fra gli amici. Ma la leggenda era già iniziata. Una leggenda partita nel 1981 con la pubblicazione di due 7’’. Minor Threat, esordio fulminante contenente alcuni dei brani più importanti dell’hardcore tutto: si va dall’assalto frontale di Filler alla furia cieca di Seeing Red, dalla programmatica Straight Edge alla deflagrante Screaming At A Wall. In My Eyes in cui risplendono perle quali la title track e Guilty Of Being White. Tutto attraverso la Dischord di MacKaye, quella che diventerà una delle più importanti etichette indipendenti del mondo. I Minor Threat sono già sulla bocca di tutti, ma dopo un esordio così abbagliante arriva di immediatamente il buio. Lyle lascia il gruppo per proseguire gli studi alla Northwestern University e Ian lo scioglie perché dall’alto del suo integralismo non può accettare che della band facciano parte persone esterne a chi gli ha dato vita. Duro, coerente, hardcore. Nel frattempo Brian si unisce ai Government Issue mentre Ian e Jeff si ritrovano impantanati senza riuscire a trovare il bandolo della matassa nel progetto Skewbald. La notte però dura poco, un annetto, il tempo necessario a Lyle di realizzare che la sua vita non è fra il libri ma su un palco davanti a gente che si ammazza di slamdance. Nel 1982 i Minor Threat sono di nuovo insieme, c’è anche un’altra novità. Nei due anni lontani dai palchi la loro fama si è accresciuta a dismisura rendendoli la band hardcore più importante del distretto di Washington, ormai anche più dei mostri sacri Bad Brains. Il loro nome è sulla bocca di tutti e inizia a spargersi come un virus per tutti gli Stati Uniti, la band sbarca anche sulla costa Ovest e nell’estate di quell’anno Ian decide di apportare una piccola rivoluzione in seno al gruppo: accontenta Brian facendolo passare all’agognata chitarra ritmica e accetta nel gruppo Steve Hangsen come bassista. Questa scelta a posteriori si rivelerà l’inizio della fine per la band. Con la nuova line up registrano Out Of Step che grazie alla nuova disponibilità di strumenti e idee porta la struttura delle canzoni ad aumentare in dinamicità e complessità rispetto alle classiche schegge hardcore: Look Back And Laugh e Betray sono i primi embrioni di questo potenziale nuovo corso (stiamo già parlando di post qualcosa? Probabilmente sì), la title track e Sob Story ci tengono invece ben ancorati al passato. Dopo la pubblicazione di questo EP i ragazzi si imbarcano in un trionfale tour che li porta a suonare in ogni buco degli States. Il virus Minor Threat aveva ormai infettato completamente il corpo dell’hardcore americano, la storia della musica si stava scrivendo da sé. Da lì a poco la band andò incontro ad un inevitabile collasso, la politica in fatto di marketing e gestione delle spese di Ian aveva portato i ragazzi sul lastrico e l’ingresso in formazione di Hangsen era andato a minare irrimediabilmente l’equilibrio già fragile fra quattro personalità fortissime. E la furia devastante che sprigionavano si basava proprio su questo equilibrio perfetto quanto precario. Nell ’83, all’apice della loro popolarità, sui Minor Threat cala il sipario lasciando nella scena hardcore un vuoto incolmabile. In particolare la comunità di Washington inizierà a sprofondare in una spirale discendente di violenza, razzismo e omofobia nonché malcelato fascismo. MacKaye rimarrà sconvolto da tutto ciò, una volta realizzato di essere stato lui stesso a dare il via solo un paio di anni prima a questo putiferio non rimarrà con le mani in mano. Nell’estate di due anni dopo riunirà i pezzi grossi della comunità DC nel tentativo di dar vita a una nuova scena basata sui valori della fratellanza, dell’empatia e della non-violenza. Tutti avrebbero dovuto fondare nuove band e così la famosa “rivoluzione d’estate” ebbe inizio. Nacquero Embrace (per mano dello stesso Ian), Dag Nasty (grazie a Brian)e Rites Of Spring (di Guy Picciotto, poi con Ian nei Fugazi). L’emocore emetteva così i primi vagiti.
In Complete Discography viene raccolto tutto il materiale prodotto in quegli anni. Racconta la leggenda di un gruppo di ragazzini che in pochi mesi ha cambiato oltre che la storia della musica anche la vita di migliaia di persone in tutto il mondo. Passare in rassegna queste canzoni è come fermarsi a guardare quello che probabilmente è lo snodo fondamentale della musica degli ultimi 25 anni. Da qui in poi il rock non sarà mai più lo stesso: il punk sembrerà una cosa per mocciosi, il metal diventerà trash e chissà quant’altro (metalcore, deathcore,etc.etc.), le lunghe cavalcate dell’emo e del post-hardcore avranno il loro inizio sviluppandosi e ramificandosi all’infinito negli anni a venire.
Slayer, Nirvana, Faith No More, Refused, Neurosis, Fugazi e tantissimi altri sono partiti da qui. Uno motivo ci sarà.
Onore e rispetto per Ian e i Minor Threat.

Alessandro Sacchi =KG=

giovedì 15 gennaio 2009

Black Flag - Damaged (1981)


Anno: 1981

Etichetta: SST

Tracklist:
1. Rise Above
2. Spray Paint
3. Six Pack
4. What I See
5. TV Party
6. Thirsty and Miserable
7. Police Story
8. Gimmie Gimmie Gimmie
9. Depression
10. Room 13
11. Damaged II
12. No More
13. Padded Cell
14. Life of Pain
15. Damaged I

La bandiera nera, simbolo di corsari e scorribande, di assoluto disprezzamento delle regole ricorre nel panorama musicale quando si accosta il nome al gruppo capitanato dal palestrato e parecchio incazzato sir Henry Rollins. I Black flag si possono collocare tra i border-line degli anni ottanta, geniali e incendiari fenomeni della scena hardcore punk americana, nel senso old school del termine. Ribellione, distruzione, abolizione anarcoide di ogni norma e legge, duri e violenti ma al contempo melodici, nel loro esordio scrivono la storia del rock influenzando decine e decine di gruppi negli anni a venire: dai napalm death ai fu manchu, gridando al mondo la propria angoscia verso la società, una vita in bilico tra il nichilismo e la ribellione. In fondo le loro canzoni veloci, quindici brani sotto i tre minuti, hanno nell'ermetismo delle liriche e nella frenetica energia dei suoni il senso di tutto quello che potrebbe essere l'hardcore degli anni, vedendo in Minor Treath (di Ian Mackaye, che poi fonderà i Fugazi) e Dead Kenndys, i maggiori esponenti del genere sebbene ce ne siano tanti altri e riportare la lista sarebbe banale. La melodia c'è, ma ciò che interessa è la rottura delle barriere e la voglia di scappare da tutto ciò che rappresenta la metropoli, il cui tessuto suburbano ribollisce di rabbia nei ghetti e nelle periferie: i colletti bianchi sono avvisati, le loro canzoni folk-country possono tenersele strette perchè parleranno di amore e pace, di amicizia e solitudine. Ma i black flag decidono di riportare in onda ciò che dicevano i gruppi punk del '77 come Clash, Ruts e Ramones armandosi di metriche cattive come buttafuori dei club, rabbiose come anfetaminici e violente e dirette come un pugno sferrato in pieno volto durante una rissa. Il lavoro di Greg Ginn alla chitarra è complementare a quello di Rollins, miccia ed esplosivo del terreno musicale degli anni, profanatori della scena e assolutamente dei "old dirty bastards". Un lavoro caposaldo della scena punk, da avere e conoscere assolutamente, di cui vi innamorerete già dal giro di Rise Above, oppure per Gimme Gimme Gimme, Six Pack e tante altre.

We are tired of your abuse
Try to stop us, it's no use

Sgabrioz

domenica 21 dicembre 2008

Mudhoney

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I Mudhoney sono un (...IL) gruppo garage rock di seattle, uno dei primi (e più importanti) del movimento GRUNGE. Durante la loro carriera, hanno rilasciato alcuni capolavori e una serie di ottimi album, seguendo una certa evoluzione artistica che ha permesso loro di non sgretolarsi nei meandri del manierismo (pur restando sempre fedelissimi al loro sound) e nelle pagine di cronaca nera.
i 2 fondatori della band, Mark Arm(voce) e Steve Turner(chitarra), provengono dall'ultima formazione dei GREEN RIVER. La band fu assemblata nel 1988, con alla batteria Dan Peters ed al basso Matt Lukin proveniente dai MELVINS.
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L'esordio lo abbiamo nel 1988 con l'ep Superfuzz Bigmuff (in seguitito ristampato come un lp vero e proprio, con all'aggiunta di una serie di singoli nella tracklist), un concentrato di rude potenza e sporcizia sonora con chiari riferimenti agli Stooges, MC5, Blue Cheer, Hendrix, Grateful Dead ed ai seattleiani The Sonics. C'è la ripresa dei '60, sopratutto del sound di Detroit, adesso sotto una luce tutta nuova,e veicolata per altri finie con altri toni.
L'impatto dell' ep nell'immaginario rock fu devastante, la scandalosa "touch me i'm sick" divenne presto una hit alternative (ed un inno generazionale). nell'ep c'è una tale nevrosi da far impallidire chiunque; un cantato monotono e cantilenante, gracchiante e cartavetrato, come le chitarre superfuzzose di Steve Turner, ma forse la vera forza trainante dei primissimi mudhoney è la sezione ritmica, e in particolare quella bestia di batterista invasato che sapaccava il culo brano dopo brano, in modo sempre diverso (e questa è la sua grande forza, e la forza dei primissimi mudhoney).
"In Out Of Grace" è uno stendardo dove sventola tutto lo splendore marcio della band, e tutta la ricchezza del loro sound, Mark Arm spara sentenze sotto un fuoco incrociato di assoli. "If I Think" è uno degli episodi sviluppati meglio, con una partenza agrodolceriflessiva che finisce per corrompersi nella baraonda bestiale che solo i mudhoney possono fare, anche se con deliziosi inserti melodici, gli unici che in questo ep avrete modo si saggiare.
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Mudhoney [1989] è un disco imprescindibile, proprio perchè è la completa realizzazione degli intenti contenuti nell'ep precedente, che si concretizzano in una mazzata ancora più dura, rifinita (pur restando essenzialmente ruspantee)ed assestata; l'influenza dell'hardcore (sempre presente nel background della band) si fa sentire, e nel confezionare i 12 pezzi del disco, non ne sfugge uno che non sia una bomba.
vediamo ora qualche brano: "Flat Out Fucked" è una cantilena distorta e fiammante; i riff di "This Gift" portano la ruvidezza al limite del thrash; "Get Into Yours" è una concitata rincorsa all'ultimo respiro tra i 4 'honey, forse uno dei brani più orecchiabili, sicuramente uno di quelli con più groove; "You Got It" mi rocorda parecchio i primissimi soundgarden (quelli di "screaming life", "fopp" e "ultramega ok"); tutto poi rallenta nella acida "Come to Mind" dove il blues si fa psichedelia e la psichedlia si fa blues, l'acqua si trasforma in vino, i pani si trasformano in pesci e i lebbrosi si alzano, camminano e si fanno di LSD.
La barcollante "Running Loaded" introduce quel minimo sindacale di melodia, "The Farther I Go" ha un incipit quasi motorheadiano.... mentre la canzone in se assomiglia più a qualcosa dei Dead Kennedys.
in realtà il vero capolavoro lo troviamo alla fine del disco, e si intitola "Dead Love"..... stoner ante litteram? una cosa è certa: questo disco è un album seminale, e di certo non lo è solo per la storia del GRUNGE.
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Every Good Boy Deserves Fudge [1991] è ancora più "quadrato", rifinito, e professionale. il sound della band incomincia a crescere e ad assorbire elementi nuovi come il surf di "Fuzz Gun 91" l'uso dell'organo in "Check Out Time" e di una armonica in "Pokin' Around", per il resto, si tratta di una riproposizione della vecchia roba sotto una nuova pelle. brano notevole è invece "Broken Hands", malinconica ed intensa, dal finale in grande stile.
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Piece Of Cake [1992] rappresenta l'approdo su major ed il tentativo (questa volta riuscito) di fare qualcosa di nuovo. l'honey-sound resta fedele a se stesso, pur essendo ora molto più arioso e ricco di spunti eterogenei; i toni sono molto più surf/punkeggianti, ma sempre impiantati nel Detroitismo garage nevrotico (questa volta più allegrotto); sul piano tecnico-compositivo io avverto una certa crescita, sopratutto in Steeve e Matt(ora molto più aggressivo).
l'intro è una caricatura alla techno, proprio in un momento storico in cui l'elettronica stava sfondando (allo stesso modo del grunge) nelle vendite.
"Make It Now" superlativa, un brano che spazia lisergicamente in tutto il panorama rock abrasivo immaginabile dall'uomo e va oltre, confezionando un capolavoro,pochi minuti ma è una conquista per l'umanità, o meglio, per quella fetta di umanità a cui piacciono le zozzerie musicali, una fetta di torta... appunto.
ma l'album ci riserva tante sorprese, come per esempio il country-rythm&blues-southern-garage-rock di "When In Rome", un brano limpido e solare, direi quasi che è una potenziale hit estiva, una di quelle per pogare sotto l'ombrellone, magari con l'ombrellone stesso.
In "Suck You Dry", la band fa carne da macello... suona come una marcia funebre hardcore.
Torniamo a fare gli spiaggisti, i bagnanti o i tipi da spiaggia con "Blinding Sun", davvero spiaggiante...ops...spiazzante, sopratutto la parte di batteria. il pezzo suona come quel mix visto prima di rock americanaccio mezzo blueseggiante mezzo sudista e mezzo matto. un altro piccolo capolavoro.
"Youth Body Expression Explosion" introduce psichedelia pesante, quasi space rock per certi versi... ma si tratta solo di un intermezzo (quest'album è pieno di intermezzi simili) di un minuto e quaranta secondi.
le meraviglie del disco sono tante ed è impossibile passarle tutte in rassegna, ma almeno una menzione alla ballatona country-folk "Acetone" (episodio unico nella discografia degli 'honey. che sia l'ennesima presa per culo (dopo lo sfottò alla musica sinfonica nell'album precedente, lo sfottò alla techno e gli intermezzi western....) o un brano serio, non ci è dato saperlo.... però a me piace un sacco, contribuisce ad arricchire la varietà dalla proposta sonora del disco.
la gran puttanata è che questo "Piece Of Cake" non è stato capito da nessuno (o quasi), infatti ha totalizzato scarsissime vendite.
a questo punto la band si prende una pausa di 3 anni fatta di stanchi lavori compilatori, uno sfortunato ep, collaborazioni(tra cui evidenzierei la partecipazione alla soundreack di "judgment night", con un brano crossover composto con il rapper Mix-A-Lot), progetti paralleli (tra cui spiccano i Monkeywrench di Mark e Steve).
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My Brother And The Cow [1995] puro e semplice garage rock con sfumature rhythm&blues(peraltro abbastanza sbiadite). "Generation Spokesmodel" è una sincera e sentita decica a Kurt Cobain (che in vita citava sempre i mudhoney tra le sue più importanti influenze). un poco sincero ritorno alle origini(anche segnato dal ritorno alla produzione di Jack Endino, allontanato nei 2 album precedenti), che in realtà è un modo per provare a riconquistare i fan che avevano girato le spalle al gruppo dopo "Piece Of Cake". "Into Your Shtick" è una botta terribile, cattivissima invettiva contro la vedova di Cobain, il brano più autoreferenziale del disco, ma forse anche il più bello, nella sua amarezza e ed estrema dinamicità compositiva(e anche nel cantato, questa volta è davvero sputato in faccia a chi ascolta). "Today, Is A Good Day" ha uno di quei ritornelli che ti si fissano in mente e non puoi più cancellare, ma del resto del brano non c'è poi molto da dire, così come non c'è molto da dire per gran parte dei pezzi del disco: si tratta della rifrittura degli stratagemmi dei primi 2 album, solo che questa volta sono appunto degli "stratagemmi", mentre quando i mudhoney suonavano i brani di "SUPERFUZZ BIGMUFF", era tutto spontaneo come un rutto dopo pranzo.
però dobbiamo dare atto di una cosa ai nostri carissimi mudhoney: quest'album è troppo stradaiolo, se lo infilate nello stereo dell'auto, non vorrà più uscire, vi si pianta proprio li, mentre guidate e vi sballa la guida! non vorrei essere nei panni dei passeggeri/pedoni/conducentidimezziadiacenti mentre scorre l'ultimo brano(effettivo), "1995"... questo è ultradistorto, pompatissimo, quasi psych-stoner (e qua i mudhoney preannunciano certe sonorità che ricorreranno negli album successivi) con tanto di finale con sassofono.
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Tomorrow Hits Today [1998] Jim Dickinson sostituisce Endino, e l'album viene fuori con la stessa solennità con cui dio di rivela all'uomo: un ritorno sperato, atteso, e finalmente arrivato 3 anni dopo una delusione(quasi)totale.
il sound è molto professional(infatti è la prima volta che gli 'honey decidono di utilizzare i soldini messi a loro disposizione dalla casa discografica), moderno, fresco, quasi un debutto!
"A Thousand Forms Of Mind" è un inizio da infarto, con uno space-blues spettacolare, Mark è assolutamente in forma, Jimi...ops..Steve Turner sembra ringiovanito e rincazzutito, e finalmente torna la sezione ritmica varia e multiforme a cui eravamo abituati! ascoltate che piacevole varietà di suoni e soluzioni in un solo brano!
ogni brano è messo perfettamente a fuoco, ed ogni singolo pezzo contiene tante influenze d'ogni tipo (come in "piece of cake", ma qua il tutto sembra più omogeneo); "Try To Be Kind" rasenta zone d'ombra in cui il rhythm&blues spaziale si mischia al boogie e ad alcune ventate jazzy!
in "Poisoned Water" emerge lo spirito psichedelico della band, e nella seguente "Real Low Vibe" c'è tutto un vibrante blues massiccio che si scatena fino a intraprendere strade hendrixiane molto tortuose, che conducono all'intro tribale di "This Is The Life", un altro pezzo taglia-asfalto.
"Move With The Wind" è un pezzo assolutamente atipico per i mudhoney, è quasi soul (ma lo immaginate Mark Arm che fa una cosa del genere?), peraltro interpretato in modo perfetto.... in questo pezzo, la solita furia tipica della band è piuttosto strisciante, quasi compressa, pronta a saltar fuori alla prima occasione....che non rarderà ad arrivare.......infatti "Ghost" si regge su un giro blues che sa quasi si house(se la remixi, viene fuori tranquillamente una megahit da discoteca).....e in questo pezzo, Mark vomita l'anima sul microfono. attenti all'assolo finale.
"I Will Fight No More" è un superbo lento strumentale, un intro massiccio con risvolti psichedelici che serve ad introdurre il pezzo forte dell'album: l'oscura e fumosa "Beneath The Valley Of The Underdog". tutto l'album è uno spettacolo. beh, fate conto che l'ultimo brano è il più bello di tutti; un blues robotizzato, alienato ed alienante, un concentrato di inquietudine pesantissima tradotta in musica. Mark Arm sembra un santone o un prete che dice messa, al pari del miglior Ozzy.
Quest'album contiene le migliori prestazioni di Mark Arm come cantante.
Dopo il 1998, una serie di eventi fa traballare la line up dei mudhoney, Lukin lascia la band, che spesso è anche senza bassista (impegnato in diversi progetti), così Mark e Steve tornano a dedicarsi al loro side project e la band si scioglie, rilasciando anche una doppia antologia ("March Of Fuzz").
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Since We've Become Translucent [2002]
il 2002 verrà ricordato come l'anno del ritorno alla ribalta di mezza scena grunge (quasi tutta quella vivente): "Songs for the deaf", fenomeno dell'anno ospita ben 2 sangue blu del grunge (nobilitati dal passato Screaming Trees e Nirvana); torna Jerry Cantrell (ex alice in chains); tornano i Pearl Jam con "Riot Act"; torna Chris Cornell , con la superband Audioslave; tornana Mark Lanegan solista................ si assiste ad una nuova ondata di manierismo pseudo-neo-grunge in tutto il mondo.............
............e tornano i MUDHONEY, completamente rinnovati (cambio di etichetta, line up, e stile).
La novità principale è l'ampio uso di fiati nei brani. il substrato è sempre garage, anche se la tendenza allo stoner c'è sempre, sopratutto nel trip iniziale di ben 8 minuti (impensabile un tale minutaggio per i vecchi 'honey) intitolato "Baby Can You Dig The Light": chitarre liquidissime, acide, fiati, effetti su effetti, distorsioni su distorsioni, nulla è più come prima. a questo punto è spontaneo pensare che i mudhoney siano tornati, un'altra volta e anche questa volta, in grande stile................ ma tutto questo è vero solo per metà: l'album, seppur molto compatto e ben sviluppato non sempre regge il confronto con il brano d'apertura, e lascia un certo amaro in bocca.
comunque si tratta di un disco interessantissimo, ed è innegabile che l'evoluzione nel sound dei mudhoney C'è STATA!
ottime canzoni sono "The Straight Life" (il brano più leggerino del disco.... ma cazzo, mozza il fiato!) e "What The Flavor Is"; mentre la conclusiva "Sonic Infusion" è l'unico brano in grado di riprendere il discorso d'apertura e premere l'acceleratore verso il versante psych-stoner, infatti il risultato è sbalorditivo(mi ricorda addirittura i primi Monster Magnet).
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Under A Billion Suns [2006]
La linea è quella solare e strombazzata del precedente lavoro. ampia presenza della psichedelia e dei fiati, e l'unica sostanziale novità sta nel fatto che ogni singolo brano pare essere stato più curato e perfezionato.
tanto per fare un esempio, "Hard-On For War" è un pezzo stoner pressocchè perfetto.... ci sono tutti i trucchetti del genere: è tutta lava che cola, è un lanciafiamme che sputa fuoco e rock come DIO comanda.
"In Search Of" ricorda i Fu Manchu già dal titolo...(in realtà questo brano è molto più psichedelico del repertorio medio dei Fu Manchu, ma il paragone ci sta per via del simile background delle 2 band) si tratta di uno dei pezzi più sfollagente dei mudhoney, che finalmente tornano per riprendersi quanto a loro spetta, ed appropriarsi di quello stoner che loro avevano anticipato in certi episodi, sin dagli esordi.
"Blindspots" non è altro che la centrifuga finale(tra psichedelia, hard rock, rocknroll, fino al twist), con la quale la band ci lascia, fino al prossimo zozzissimo album.

INCHINO




John

sabato 20 dicembre 2008

Green River

I Green River li ricordiamo perchè:
1. sono stati una delle prime band ad unire punk, garage ed hard rock pre-metal;
2. sono stati la prima band grunge;
3. hanno influenzato direttamente e indirettamente tutta la storia del movimento (direttamente, perchè dallo scioglimento del gruppo sono nati i mudhoney, i mother love bone ed i pearl jam; indirettamente, perchè tutta la neonata scena rock underground seattleiana fu influenzata stilisticamente da loro)
La band prese il suo nome da un serial killer di seattle.
I membri dei GR erano: il cantante Mark McLaughlin, detto "Arm" (poi fondatore dei Mudhoney); il chitarrista Steve Turner (che dopo il primo EP lascerà il gruppo e fonderà con Arm i Mudhoney); il chitarrista Stone Gossard (poi fondatore dei Mother Love Bone e dei Pearl Jam); il bassista Jeff Ament (poi fondatore, con Stonr dei Mother Love Bone e dei Pearl Jam) ed il batterista Alex Vincent.
Nei Green River ci sono sempre state 2 correnti di pensiero, 2 "partiti", quello ARM-TURNER (che avevano un background punk ed erano devoti al rock dei '60s), e quello AMENT-GOSSARD (appassionati di metal, glam ed hard rock, il primo adorava i Venom e per questo era sfottuto da Mark, ed il secondo adorava i Kiss ed aveva una certa attitudine glam che lo spinse ad acquistare degli zatteroni di dubbio gusto).
Lo stile stesso dei GR è un derivato di questa loro natura duplice (da una parte punk dall'altra hard rock), che li portò a forgiare un sound che agli esordi non fu capito da nessuno.
Le contraddizioni della band non tardarono a saltare fuori, e a trasformarsi da propulsore di un sound contaminato a sorgente li incomprensioni e dissidi innanzitutto artistici. per esempio, prima di uno show, Jeff Ament litigò pesantemente con Mark Arm perchè il primo non intendeva suonare una certa cover degli Stooges poichè reputava troppo semplice la parte di basso.
I Contrasti interni alla band erano dovuti anche al diverso background culturale-ideologico (o banalmente alle diverse aspirazioni delle 2 band), infatti il punto di snervamento definitivo dei rapporti all'interno della band si ebbe quando, in occasione di un concerto, si doveva distribuire degli inviti e Mark Arm intendeva far entrare gratis i suoi amici, mentre Stone Gossard preferì invitare alcuni rappresentanti di Major (tra i quali solo 2 accettarono l'invito... ). Questa storiella scandalizzò l'incorruttibile Mark (così incorruttibile, che comunque non tardò a firmare con una Major, nei Mudhoney, nel '92..... proprio quando capì che col """grunge""" ci potevi fare i soldi), lo turbò così tanto, che non appena la nuova band multimilionaria di Stone sfondò con "Ten", Mark tirò fuori quella storia, tanto per sputtanare Stone e Jeff, e descriverli come degli opportunisti cacciatori di affari (ed è da qua che deriva la repulsione di Kurt Cobain verso i Pearl Jam).
Steve Turner, lascerà la band dopo la realizzazione del primo EP, poi la band registrerà senza di lui, 2 altri dischi.
Quando, la sera di Halloween dell'87, Mark raggiunge la band in sala prove, Jeff e Stone gli comunicano che era la fine dei Green River, e così Mark Arm se ne va, sbattendo la porta.
Da tempo, Stone e Jeff erano in contatto con Andy Wood, cantante dei Malfunkshun, con il quale fonderanno i Mother Love Bone, gruppo dalle coordinate musicali più vicine allo street rock e agli Aerosmith che a quanto ascoltato nei Green River. La prematura morte di Andy Wood porterà alla nascita dei Pearl Jam.
Steve e Mark invece fonderanno i Thrown-Ups, coi quali pubblicheranno 3 EP, e in seguito i Mudhoney, dediti ad un grezzissimo garage rock.
Partiti insieme nell' 84, questi ragazzi, dopo 3 anni si separano per sempre, in 2 tronconi, finendo col creare opposte "fazioni" all'interno della stessa scena.
Nel 2005, Eddie Vedder, varie volte nel tour dei Pearl Jam, chiama sul palco Mark Arm e Steve Turner per eseguire, insieme ai vecchi compagni Stone e Jeff "Kick Out The Jams" e "Rocking In A Free World".... emozionante? no, molto di più.


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Come On Down [1985]
Soli 6 brani, per un ep, che in fin dei conti, sarà ineguagliato in fatto di intensità da parte della band.
"Come On Down" è il battesimo del nuovo corso musicale seattleiano, brano che da titolo al disco e pezzo più bello, grazie ai suoi riffs granitici(quasi sabbathiani),a quel ritmo marziale ed alla ubriaca voce di Mark Arm, istrionico come Iggy Pop, dirompente come Johnny Rotten. "Swallow My Pride" è la vera hit della band (sempre se di hit si può parlare, visto che questo disco ebbe un riscontro di vendite così basso da costare alla band la sfiducia della casa discografica, ed il conseguente cambio di etichetta, dalla Homestead alla neonata SubPop) che fu poi coverizzata in "Fopp" dei Soundgarden e dai Pearl Jam nel singolo natalizio del 1995. "Ride Of Your Life" inizia con una cavalcata hardcore, poi esplode in una tempesta di stop and go, e un memorabile assolo finale che sa di metal primordiale. "Corner Of My Eye" è costituita da una ossessiva ripetizione di riff e ritornello in modo martellante, tant'è che solo sul finire del brano si svelano gli intenti nichilisti, in un assalto sonoro raggelante by Vincent/Ament.
Dopo la pubblicazione dell'ep, Steve Turner lascia la band perchè infastidito dalle pose metallare di Gossard ed Ament.

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Dry As A Bone [1987]
Un altro EP, 5 bran. La band non cambia sostanzialmente lo stile, ma risulta più dinamica, la struttura dei brani è più ariosa (ed il minutaggio lo dimostra). Jeff Ament è cresciuto molto, ed è già una colonna portante del gruppo, ed anche grazie al suo apporto in fase compositiva, il gruppo, in questo ep, sembra più orientato verso pezzi tirati e velati di metallo. Memorabile "P.C.C." e il piccolo gioiello intitolato "This Town".
è il vero debutto dei Green River, ed è il debutto della SubPop; da questo momento in poi, una cosa tirerà l'altra e nulla sarà più come prima. La storia della nascita, dei successi, e del declino della SubPop è parallela alla storia del grunge, che ha visto in essa un formidabile veicolo.

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Rehab Doll [1988]
il primo (e unico) LP è in realtà un album postumo, inquanto la band, al momento dell'uscita del disco, era già sciolta.
La qualità è nettamente superiore a quella degli EP precedenti: "Searchin" mostra la vena garage di Stone Gossard, questa volta in una delle sue migliori prestazioni, con una chiarra grezza e minimal, ma affilata e sempre sul punto di esplodere. "Forever Means" è l'epidodio più metallizzato del disco, dove la schizzofrenia ed il tormento espressi nel cantato di Mark, hanno il loro contrappunto nelle rasoiate diaboliche di Stone. la title track è frullato di soni e rumoracci tra l'asprezza garage e la pesantezza del rock più pesante, così come avviene in "Smiling And Dyin", dove Jeff si diverte e ci diverte un po col suo basso, e come avviene nella nuova veste di "Swallow My Pride", nella scazzottata hardcore/pre-metal intitolata "Porkfist", tra i black flag ed i primi motorhead. "One More Stitch" rappresenta il tentativo di apportare delle variazioni al sound della band, attraverso l'alternanza tra acustico/elettrico, che presto sarà un espediente molto ricorrente nel seattle sound (e derivati).


John

martedì 9 dicembre 2008

Death - Leprosy (1988)

Etichetta: Combat/Under One Flag
Anno: 1988

Line Up:
Chuck Schuldiner - vocals, guitar
Rick Rozz - guitar
Bill Andrews - drums

Tracklist:
1.Leprosy
2.Born Dead
3.Forgotten Past
4.Left To Die
5.Pull The Plug
6.Open Casket
7.Primitive Ways
8.Choke On It

Un anno dopo ed è già tempo di un altro studio-album. Chris Reifert lascia, cedendo il posto all'ex-Massacre Bill Andrews: band, questa, in cui avevano già militato membri dei Death, ovvero Kam Lee, Terry Butler e Rick Rozz, presente su "Leprosy". Sebbene nei credits dell'album venga segnalato Terry Butler, è di nuovo Chuck in realtà, ad occuparsi delle linee di basso. "Leprosy" viene ricordato con un enorme sorriso sulle labbra da un'intera generazione di seguaci dei Death. E' l'album della svolta: i testi stavolta sono di carattere esistenziale, senza rinunciare ad una lieve riga di cruda realtà.
Musicalmente, "la lebbra", si espande sull'ascoltatore in poco più di tre quarti d'ora, a cavallo tra le ritmiche forsennate del debut-album, e trame chitarristiche molto tecniche, veloci, SPORCHE, ma proprio per questo "ascoltabili", che si lasciano ricordare subito. La batteria cade giù come un macete, la titletrack viene lanciata con un screaming che ricorda tanto il "...dieee!!!..." di "Infernal Death" e rappresenta il primo pezzo di lunga durata composto dalla band. Ha dei grandi solo di chitarra, ed una struttura che segue una linea ben precisa, molto coinvolgente: siamo ancora ad inizio disco, e Chuck già comincia ad abituarci ai suoi testi speciali.
La titletrack, che prende spunto da un film horror di Carpenter in cui una colonia di lebbrosi vengono portati con un vascello versola morte, recita infatti così:
[...] ...L'aspetto deforme dei corpi oltre ogni conoscenza, cacciati via dalla loro società"
...Il diverso del mondo oscuro è ciò che la gente dice...
...L'aspetto diviene orrendo uno sguardo è troppo da ricevere...
...Le loro vite cadono in rovina prima dei loro occhi [...]
Questa riflessività, questa maturazione che ritroviamo nei testi, si sposa perfettamente con il lato lirico più "crudele" della mente di Chuck. Sempre in Leprosy poco dopo egli dice:
"Prima un braccio poi una gamba...Il deterioramento cresce...marcendo mentre respirano... la morte arriva lenta".
La lebbra, poco più, poco meno, diretta in faccia all'ascoltatore. Una malattia che vi colpirà sia concettualmente, che musicalmente: la sezione ritmica in questo cd è strabiliante. Monolitica, ossessiva.
Alla classica canzone d'apertura, segue "Born Dead" massiccia e intricata quanto basta, che parla di rassegnazione del nulla dopo la morte:
"una vita di miseria, presto diventerai un cadavere".
Rick Rozz alla chitarra è impeccabile, il suo apporto è indispensabile, soprattutto nella coppia "Forgotten Past" / "Left To Die". Senza fronzoli, viene raccontato un passato ormai svanito:
"...Nel profondo della tua mente c'è un altro lato
una morbosa verità che non può nascondere:
incredibili spargimenti di sangue
erano all'apice del tuo passato..."
Un passato macchiato di errori, di delitti o cosa? Sarà una metafora riferita a qualcosa di più "metafisico" o Chuck desiderava realmente persistere con quelle tematiche così difficili da mandar giù? "Leprosy" rappresenta quindi un cambio fortemente drammatico, un album dedicato totalmente alle tragedie umane di ogni "quando" e "dove". Per quanto riguarda "Left To Die", finalmente abbiamo qualcosa che si avvicina maggiormente al tipico Death-sound. L'intreccio di chitarra iniziale, scorre via una bellezza, mentre la voce soffocata ripete
"Non ritornerai vivo -- lasciato morire...soffrendo fino alla fine -- lasciato morire...".
In questo lavoro c'è anche "Pull The Plug", una canzone coverizzata da tantissime bands, suonata il20 dicembre del '91 anche con Chris Barnes in veste di guest, durante il tour di "Leprosy" assieme a Napalm Death, Pestilence, Cannibal Corpse e Dismember. Ha qualcosa in comune "Forgotten Past", che parlava di una verità nascosta; una verità che viene poi lacerata e fatta sparire con la canzone manifesto (almeno per i tanti) di questo platter. "Open Casket" destruttura i migliori Slayer, con maggiore spazio per il lavoro dietro la batteria, mentre la finale "Choke On It" ci lascia nel migliore dei modi. Il basso è una macchia d'olio, tra assoli distorti, e l'avvelenamento dopo il secondo minuto, quando Chuck affoga la sua chitarra nell'acido, dandoci in pasto una parte solista incredibile.
In tutta la durata di queste otto canzoni, i Death ci regalano musica feroce, ma elegante, anticipatrice già di un genere che verrà poi proposto trito e ritrito nel corso degli anni.
Sempre con noi...

Davide Montoro

lunedì 8 dicembre 2008

Settimana Chuck Schuldiner: Death - Scream Bloody Gore (1987)


Il 13 dicembre di sette anni fa si spegneva a soli 34 anni uno dei musicisti più influenti e ammirati dell'intera scena death metal e non, Chuck Schuldiner: partendo dal death metal seminale di Scream Bloody Gore, passando per il definitorio Leprosy , e tutta una storia fatta da una crescita sia nella tecnica sia nei temi trattati, dando vita a una serie di capolavori importanti oltre che per la definizione, anche per l'evoluzione del genere, come Human , e probabilmente per la musica tutta, grazie a Individual Thought Patterns, per finire con una raffinata ricerca anche melodica in Symbolic, fu autore di dischi divenuti ben presto delle pietre miliari e un personaggio disponibile e mai banale, per questo Rock & Dintorni vuole dedicare questa settimana interamente alle recensioni dei suoi due gruppi, i Death e i Control Denied, grazie alle recensioni dell'amico Davide Montoro.

Support Music, Not Rumors.



Scream Bloody Gore



Etichetta: Combat/Under One Flag
Anno: 1987

Line Up:
Chuck Schuldiner - vocals, guitar, bass
Chris Reifert - drums

Tracklist:
01.Infernal Death
02.Zombie Ritual
03.Denial of Life
04.Sacrificial
05.Mutilation
06.Regurgitated Guts
07.Baptized in Blood
08.Torn to Pieces
09.Evil Dead
10.Scream Bloody Gore

Trentotto minuti e Charles Schuldiner, sotto la supervisione di Randy Burns e con l'amico Chris Reifert, ti riscrive le regole del metal estremo.
Senza allontanarsi dai tipici canoni di carattere lirico-testuale del genere, "Scream Bloody Gore" ti arriva addosso come un macigno rovente, e le 10 tracce presenti nel disco, dimostrano sia tutto l'amore di Chuck per il death classico, che un nuovo approccio a livello compositivo. Diciamola tutta: i riff dell'indimenticato vocalist, si riconoscono in un secondo ed hanno influenzato migliaia di musicisti, e già questo capo-lavoro, se ascoltato con la dovuta attenzione, mostra i primi accenni del suo tipico incedere tecnico/brutale/emotivo. E' sempre bello ascoltare questi riffs, dannatamente brutali, ma che dentro, hanno una carica emotiva unica.
Mai titolo fu più azzeccato per "Infernal Death": attacca con un giro di chitarra caldo, intenso, molto epico ma anche fottutamente thrash, e quel "...dieee!!!..." ripetuto in modo straziante, diretto contro l'ipocrisia del mondo, che lascia spazio ad una metrica, appunto, infernale.
All'età di vent'anni Chuck scrive un disco d'oro, che alterna i riff d'apertura epocali di "Zombie Ritual", complessi e d'effetto, ad altri più insoliti, se vogliamo, di "Regurgitated Guts". L'influenza del thrash metal si sente, ma viene marcatamente potenziata dalle trame e dagli assoli che si infiammano secondo dopo secondo. La ripetitività in alcuni passaggi viene ampiamente dimenticata dal ruvido screaming del nostro singer, che anche con poche parole, riesce a scrivere una metrica catchy e possente.
Ho già accennato, per questo, a "Zombie Ritual" così come possiamo farlo anche per "Evil Dead", un pezzo ormai storico.
Se però a livello musicale, già riusciamo a sentire delle "anticipazioni" del Death-sound, a livello testuale, sono solo pochi, i momenti in cui noi possiamo ritrovare dei momenti (se possiamo così definirli) riflessivi. C'è una verità non da tutti accettata ("Existence fading into ashes" da "Infernal Death"), realtà viste in prospettive morbose ("in your dreams the pain is so real, before the dead you'll have to kneel" da "Denial Of Life") ed ancora, un'ammissione di disorientamento nella traccia d'apertura: "trapped inside a life which is not yours". Se l'incursione chitarristica di dischi come "Show No Mercy" e "Hell Awaits" degli Slayer, vi è piaciuta, non potete fare a meno di ascoltare la trasposizione dei due citati dischi in ambito death metal. Semplicemente sanguinolento e storico.
Sempre con noi...

Davide Montoro

lunedì 24 novembre 2008

Faith No More - The real Thing (1988)

M.S.I.

Music Scene Investigation

in

-Autopsia dell’Essenza-

San Francisco, California. 20 Giugno 1989

Era una notte calda e afosa, di quelle che in California cominciano a spuntare come funghi da Aprile in poi. L'aria pareva avere vita propria, avvolgere ogni cosa nel suo soffocante abbraccio, dalla San Pablo Bay alla gemella San Francisco Bay, a sud.
In lontananza le luci della Castro Valley parevano lucciole silenziose in procinto di elevarsi al cielo, contornate dai neon che partivano da Oakland arrivando sino a San Lorenzo.
Impossibile dormire in serate del genere, meglio prendere una birra fresca e godersi l'immensità del cielo in veranda, incurante del giorno che sta per arrivare, con i suoi mille volti, espressioni, emozioni, con i suoi mali, quelli sì, non dormono mai, aspettando il momento giusto per colpire alle spalle; e difatti eccola, la chiamata che spezza i sogni e riporta alla cruda realtà:

-"Album, maschio, 4 anni, ritrovato presso il Blue Canyon di Sausalito", ferite musicali-

E allora via, una doccia veloce, camicia, giacca beige e jeans; sì, un vero stress con la temperatura che già alle 6 del mattino supera i 25°, ma il lavoro è lavoro, e ci sono alcune regole da seguire, non fosse per altro per lavoro sporco che verrà : comunicare ai parenti l'accaduto.

Allora via, attraversando il Golden Gate circondati dall'oceano, svolta a destra verso la Roadwood Highway, e giù verso i tortuosi tornati del Blue Canyon, glassati di sabbia sottile che si solleva al il cielo, una preghiera silenziosa per chi lì non ce l'ha fatta, per chi ha visto le sue speranze rubate.
Ed eccolo finalmente il corpo, in un austero studio di registrazione proprietà di Matt Wallace :

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Nota a margine: sentire Matt Wallace

L’Essenza: Prime osservazioni sulla scena

Una ferita evidente alla musica, il sangue è coagulato nella parte alta del corpo, sicuramente proveniente da orecchie, che evidentemente hanno sanguinato alla pressione del tasto PLAY. Evidenti tracce di collutazione date dalla presenza di elementi conflittuali come le fiamme che si gettano in una evanescente coppa di latte, e in sottofondo arida terra, nuda, solcata da mesi di siccità, non una novità da queste parti, dove la pioggia è un fenomeno più unico che raro.
E' bene premurarsi di guanti in lattice e maneggiare il corpo con attenzione, in una nuova era penale dove basta poco a un pubblico ministero per muovere verso l'inquinamento della scena musicale.
Con mastodontica pazienza si gira il corpo di 180° e si può vedere come nel retro vi siano delle scritte accompagnate da numeri, un sole al tramonto circondate da candide nuvole. Andando più in profondità si notano delle escoriazioni nel booklet, un bianco e nero ricco di testi momentaneamente segna significato alcuno, e nuove immagini, alquanto oscure, che riprendono il tema principale del corpo e aggiungono rappresentazioni di industrie; è presente anche una foto, che ritrae cinque individui, raffigurati in modo tale da non essere riconosciuti. Una prima pista?

Nota a margine:
Identità degli individui. Vestiario ambiguo---> Carattere multiforme?
Testi---> connessione con il corpo?


Colloquio con Matt Wallace

Non è necessario tornare con alcun mandato o esporre i diritti del soggetto: vuole collaborare di sua spontanea volontà.
Tutto ciò è un bene, quando in casi del genere la velocità di risoluzione del caso è tuto; è attestato che si risolvano nel 90% dei casi entro 72 ore dal ritrovamento del corpo.
Ed è così che si viene a sapere il rapporto dell’Essenza con Matt stesso, un rapporto che ormai si porta avanti da 4 anni, quando ancora si faceva chiamare We Care a Lot, esperienze di gioventù che fanno crescere, maturare, difatti l’animo sbarazzino non cambiò a detta dello stesso Matt, solo l’estetica e qualche sfumatura in più portarono al nome di Introduce Yourself.
Molte cose cambiarono ancora in quella seconda metà degli anni’80, che volgevano al termine, che portavano al confine con i ’90, sinonimo di speranze, di un futuro migliore, e un nuovo cambiamento porto all’Essenza. Ma chi? Chi poteva aver voluto un simile mutamento?
Matt è visibilmente provato, e ne ha pieni motivi. Il sangue trovato sul corpo è il suo. Con le lacrime agli occhi confessa tranquillamente il suo stupore e la sua felicità nella pubblicazione dell’Essenza, ma mai avrebbe immaginato una fine così inaspettata, tale da influenzare la musica tutta a venire. “Io l’ho aiutata a crescere, il mio compito è finito là, sono innocente, innocente!Ogni mia fede è perduta ora” E quella domanda che continuava a ronzare nella testa: Chi? Chi era lartefice?
Bisognava sentire la voce, sentire le parole del corpo, bisognava sapere interpretare, ora che nessuna voce avrebbe potuto parlare per conto suo.

Autopsia

Eccola, quell’adrenalina che scorre nei momenti decisivi, quando si è sicuri di essere sulla pista giusta, quando i fremiti del corpo non si possono controllare e un turbinio di pensieri invade la mente.
Perché tanto entusiasmo? Perché si sono aperte varie strade, e tutte paiono puntare in una direzione.
Un primo ascolto ha rilevato modalità di esecuzione che hanno radici in altri modus operandi di ben più noti killer, ma portati a un livello superiore, mixati insieme per ottenere un delitto perfetto.
O meglio, potenzialmente perfetto, perché questo non esiste. Un CROSSOVER KILLER?
E’ bene fare un punto su quali siano stati i punti di riferimento e stabilire delle relazioni tra loro, passando in rassegna le foto segnaletiche, per portare alla mente immagini e suoni:

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Tra i più efferati killer musicali che abbiano solcato le note. Il caso strava esplodendo in tutta la sua crudezza.
La band del Sabba Nero, con le sue chitarre in evidenza e le atmosfere cupissime.
I Cinque dell’Antrace, dalla vorticosa potenza metallica.
Il Nemico Pubblico Numero Uno, capace di uccidere con parole al vetriolo.
Il Chitarrista. Di lui ci è giunto solo il nome e la fama. E’circondato dal mistero.
I Groovosi, dalle ritmiche al singhiozzo capaci di soffocare la vittima.
Il Bassista. Presunto cugino del Chitarrista, latita ancora per miriadi di band uccidendo con lo slap.

Proprio degli ottimi mentori, non c'è che dire. La sensazione di trovarsi di fronte a un nemico intelligente e capace cresceva sempre di più, la pelle bagnata dal sudore di una calda notte appena iniziata, che avrebbe portato giù, nell'abisso più nero, lì, dove ogni domanda avrebbe trovato la propria risposta. Chi ha potuto suonare l'Essenza?

1.Fuori dal Nulla
Sì e no.
Come?
Dico, fuori dal nulla, sì e no. Da qualche parte si è pur partito, nonostante la materia in questione sia nuova, si fresca rispetto alle lezioni impartite dai maestri anni addietro.
E allora ecco, ritmiche forsennate, un rock'n'roll figlio dei '90 che verranno, sostenuto da efficaci tastiere di sottofondo.
E una voce, che voce. E' sicuramente valida, ma no, più che valida. Tratti caratteristici : giovanile, strafottente, multiforme.
Una sezione ritmica precisa e roboante, senza troppi fronzoli, lì, d'impatto, che può portare alla mente la New Wave o certe sensazioni Synth-pop addirittura. No non scherziamo, come è possibile? E quelle parole? Così acerbe ma allo stesso tempo sentite, l'amore per una ragazza che porta alla distruzione, una ragazza che viene fuori dal nulla, repentina, sbarazzina, e all'improvviso se ne va.
No, tutto troppo veloce e denso per comprendere l'identità dell'artefice, non si può tirare a indovinare quando la posta in gioco è così alta. E'una battaglia tra il bene e il male, si riduce a questo alla fine, l'archetipo, uno scontro...

2.Epico
Sì, senza no. Epico è il termine adatto per descrivere l'inizio della canzone. Non ci troviamo di fronte a uno/più stupidi allora...Si dovranno usare tutte le capacità a disposizione. Una chitarra che vola sopra ogni cosa e un basso che pulsa vivo come il cuore di un atleta. Ma ecco, di nuovo quella voce che camaleontica ora fa il verso all'hip-hop, piena e sboccata come non mai. Quei riff poi, taglienti come rasoi. E'un vortice che colpisce, ferite multiple, almeno abbiamo capito il motivo della morte e la perdita di tutto quel sangue. Perchè non si è pensato prima?
E quel solo? No, non sono degli sprovveduti, sì utilizzo il plurale, sono molti e pure affiatati. Ecco quell'influenza del Chitarrista di cui parlavo prima. I pezzi del puzzle piano piano cominciamo a incastrarsi.
What is it?
E'come un orgasmo, sonoro, liberatorio, che da pace, che irrora di sangue cervello e addome, che scompiglia la mente.
La porta al collasso, è frustrante, non si può resistere. E'come che stia...

3.Cadendo A Pezzi
No, per fortuna non è la mia sanità mentale che cade, è il basso che colpisce duro, ed ecco nuovamente quelle chitarre e quella voce presuntuosa. Che rabbia, da schiaffi, sì, sarebbe bello poter rovinare la faccia sicuramente da angelo del killer che sta dietro il microfono...NO. Nessuna vendetta personale, nessuna indecisione, bisogna lavorare a mente lucida nonostante quel basso che torna a disturbare. Sembra tutto così instabile, Ma lo so, l’equilibrio c’è, Nessuno ascolta…, ora sì, non c'è cosa peggiore che comprendere ma essere presi per matti...a questo punto della vita, quando il passato è più sostenzioso del futuro, questa potrebbe l'ultima possibilità per riscattarsi, per scoprire l'artefice dell'Essenza. Bisogna resistere anche se La mia vita sta cadendo a pezzi Qualcuno mi rimetta insieme, non vorrei mai svegliarmi un giorno con qualcuno che mi urli:

4.Sorpresa! Sei morto!

Sì, si nota subito la mano dei Cinque dell'Antrace dietro questo diabolico disegno di morte, creato ad hoc per il sottoscritto. Maledetti bastardi!Puah...!
Un riffing vorticoso e tagliente come la lama di un rasoio, e quella voce che beffarda ringhia e urla, al vetriolo, addirittura in due frangenti si lancia in potenti growl/scream di stampo death metal...Maledizione, questi fanno sul serio.
Il dolore, il tormento e la tortura, empietà,
Nausea, sofferenza, perversione, catastrofe
Non puoi scappare, non potete scappare, nemmeno che siate...

5.Mangiatori di Zombie
E'un inizio dolce, come lo sguardo innocente di un bambino. Un sorriso dagli occhi teneri.
Arpeggi dolci di chitarra supportati da infantile voce.
Di nuovo ombre, di nuovo una flebie speranza che pare sfuggire dalle mani:
Perciò mi aggrappo a te
Quando sorgo (mi sveglio)
I miei pensieri convergono su di te

Al caso, alla vita, a una madre qualsiasi che sa accogliere tra le braccia e soffocare il pianto su una spalla. E'sfinente...
Oh no?
No. Nessuna dolcezza, nessuna carezza, solo schiaffi, pugni, calci, risa beffarde. Nessun braccio teso, se non per torcerlo dietro la schiena e afferrare il caso per la giugulare.
Riff potenti e drumming serratissimo, pieno, chirurgico, mentre le tastiere di sottofondo disegnano scenari violenti e apocalittici.
Come un bambino che vuole divorare la madre.

6.Essenza
E'un punto di svolta, sicuramente. Arrivare al nocciolo delle cose. E'raggiungere il proprio Nirvana? Forse sì, forse no.
Di nuovo un inizio in sordina, tastiere soffuse che disegnano arabeschi lontani, come le pareti della mente, come il nulla che porta alla redenzione. No, non è da me...la mia redenzione, la mia essenza è risolvere questo mistero. Solo questo.
Una voce calda e avvolgente come una coperta, che come un diesel cresce, e cresce la canzone, un climax impossibile da fermare, un colpo violento di basso:
GO!
Un terremoto sonoro, sincopato, una voce che da sfogo a tutta la sua frustrazione, a tutti i suoi sentimenti confluiti in maniera irrazionale verso le corde vocali, toccando altre corde, quelle del cuore...allora questi killer sono...umani?
Nuovo silenzio, nuova esplosione. Come un ciclo vitale che pare non finire mai.
Può essere rabbia, dolore, gioia, disperazione, felicità, le vie per l'Essenza sono molteplici.
Guardati dentro nel profondo, ipnotizzati
Come la prima volta che l’amore ti ha costretto a prendere la sua direzione, in silenzio
La mia missione, il mio amore, quasi fosse...

7.Amore Subacqueo
Tastiere settantiane e via, sott'acqua. L'atmosfera cambia radicalmente dopo aver sfiorato l'Essena. Che sia stata una liberazione? Un nuovo inizio. Come un amore impossibile, come innamorarsi di una sirena.
Vivere agli antipodi, fare dei sacrifici, sentirli sulla propria pelle, lasciano il segno:
Se il nostro amore sta annegando, allora perché
Mi sento così fuori luogo?

Mai averne abbastanza comunque, un basso jazzato, atmosfere lounge, chitarre melodice e più leggere rispetto alla passata claustrofobia, e una voce che pare essere cantata con una mano sul cuore.
Che avversari ho di fronte?Che stia sbagliando?Che sia tutta in messa in scena per qualcosa che ancora non capisco?
Gli occhi iniziano a essere stanchi, ma devo continuare, non posso attendere...

8.Il Mattino Dopo
Se solo potessi stendermi e riposare
Sono stanco di cercare me stesso
Se sono morto, come posso provare tanto amore?
Se sono morto, perché sto sognando?
Se sono morto, dove me ne vado?
Se sono morto, perché questo dolore è così piacevole?
E’ mio questo sangue rappreso sulla mia faccia?
O è l’amore di qualcun altro?
Sa di dolce, proprio come te
E allora salvami amore mio, e uniamoci
Ricordo che ti amavo tanto
Ma dove sei, e dov’è il tuo tocco fatale?
Quando ho chiuso gli occhi era per la siesta?
Mi sono imbattuto in un’oscurità più nera del sonno?
Ho sete di sonno
Non ci sono più risposte

Come? Guardo l'orologio, albeggia, devo essermi addormentato..maledizione un colpo di sonno. Ho sognato forse?Ricordi sfumati, musica, sicuramente sì, è la voce del caso che mi parla...Ancora nelle orecchie la miglior rappresentazione del corpo?La sua vera voce?Possibile...un pezzo fantastico con un'espressività vocale immensa.
Le tempie cominciano a pulsare, che mal di testa, come essere colpiti da...

9.Il Picchio Marziano 10.Porci da Guerra -fattoria-
Colorato, dalle mille sfumature, potente, articolato...Riff fantastici, basso in evidenza, batteria effetto tank, passa sopra ogni cosa...Strano però, non c'è la voce...quella voce nemica che riesce a conquistare però...uhm...Sono talmente superiori da potrne fare a meno e da concedersi cosa? Una cover, una cover del Sabba Nero.

Ormai penso di aver capito.
Un giovane cantante, sbarbatello, impenitente, impavido, coraggioso oserei dire, che canta come se avesse mille voci in una...
Sa essere potente, sa essere sensuale, sa essere drammatico, sa essere nervoso. E i suoi testi, possono sembrare cazzoni e alla buona, ma nascono molto, descrivono noi stessi, parlano di se, parlano di me, parlano di te. Non mi stupirei se dovessi trovarlo in futuro dietro altri proegetti di M.S.I. E'Mike Patton, dietro la bombetta e la canottiera da marinaio.
Un bassista che fa parlare il basso, un bassista che non ha niente da invidiare al Bassista...che stupido, avrei dovuto capire che si trattava di lui, Bill Gould e il suo cappello da cowboy. Figlio di buona donna.
Un chitarrista fan del metal estremo, un brutallaro dal chiodo e i capelli corvini...e occhialoni rossi da clown. Jim Martin, che cazzaro quello!
Un batterista preciso dalla criniera dreadlocks, tsk, forte il bastardo...E come ha eseguito Porci da Guerra...come se dovesse suonare con qualcuno del Sabba Nero, illuso...Mike Bordin
Un tastierista dalla pancetta e il giubbotto a stellette, uno con la passione per la musica eighties tutta...sì è Roddy Bottum.

Come ho fatto a non pensarci prima, era così evidente. Matt Wallace non voleva tradirli apertamente ma mi indirizzò : "Ogni mia fede è perduta ora"

Tsk. i Faith No More, sono loro.

E mentre i pensieri scorrevano, eccoli là, sbucare dalla collina sotto la mia veranda, avevano seguito ogni mia mossa, sono venuti da me, per costituirsi...Che dubbio atroce, che fare? Consegnarli alla legge o lasciare che questi ragazzi vadano oltre l'Essenza?

Ancora una canzone, e poi decido...Suonatela per me

10.Il Confine Del Mondo
Una dolce canzone d'amore...nonostante i 40 anni di differenza tra lui e lei...casi della vita..capita.
E allora via, note dolci e suadente, un piano in evidenza, trame lounge e una voce che vorrebbe essere Barry White, o forse no, un qualsiasi cantante da smoking bianco e capelli ingelatinati che conquista con sguardo ammiccante. Vecchia volpe di un Mike...Me l'hai fatta, me l'avete fatta..

Su andate, io non vi ho visto

Il sole albeggiava sopra la baia in lontananza, la notte trascorsa era stata intensa e il Picchio continuava a battere... tiro fuori una sigaretta per lenire il dolore, aspiro a pieni polmoni...che nottata! Neanche mi sia fatto di Polvere d'Angelo

Tracklist:
1. From Out Of Nowhere
2. Epic
3. Falling To Pieces
4. Surprise! Your Dead!
5. Zombie Eaters
6. The Real Thing
7. Underwater Love
8. The Morning After
9. Woodpecker From Mars
10. War Pigs
11. Edge Of The World


Neuros


un ringraziamento per la traduzione dei testi e l'analisi a http://mikepatton.forumfree.net/